Arrivare a giugno esausti non è inevitabile

14 Mag 2026 | School

Giugno si avvicina. E tu come stai?

Non ti chiedo come stanno le tue classi, come vanno gli scrutini, quante relazioni ti mancano da consegnare. Ti chiedo come stai tu.

Se la risposta onesta è “esausta/o, in affanno, con la sensazione di essere sempre indietro su qualcosa” – fermati un secondo. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te. Ma perché quella sensazione ha un nome, e non si chiama “fare l’insegnante”.

Spesso c’è qualcosa di più specifico sotto: un modo di lavorare che nessuno ti ha mai aiutato a costruire davvero.

Il problema che nessuno nomina

Nella formazione dei docenti si parla tantissimo di didattica: come spiegare meglio, come coinvolgere gli studenti, come differenziare, come valutare. Ed è giusto così.

Ma c’è una cosa di cui si parla pochissimo: come gestire il proprio lavoro.

Come tenere sotto controllo le email (quelle del dirigente, dei genitori, dei colleghi, della piattaforma ministeriale). Come organizzare i materiali didattici – quelli cartacei nella borsa e quelli digitali sparsi tra Drive, desktop e cartelle senza nome. Come pianificare le settimane quando ogni giorno porta un imprevisto nuovo. Come finire la giornata senza la lista mentale di tutto ciò che non hai fatto.

Nessuno ti ha mai insegnato questo. E non è colpa tua se non lo sai fare in modo fluido: semplicemente non era nei programmi.

L’affanno di fine anno non è solo stanchezza

Arrivare a giugno stremati è quasi un rito collettivo nella scuola italiana. “È normale, è la fine dell’anno” – si dice. E in parte è vero: il carico aumenta, le scadenze si sovrappongono, le energie calano.

Ma c’è una differenza importante tra la stanchezza fisiologica di un anno intenso e l’esaurimento che nasce dall’accumulo di piccolo caos quotidiano non gestito.

Il secondo è quello che si trascina fino all’ultima settimana, che non passa con le vacanze estive, e che si ripresenta identico a settembre.

È la casella email con 400 messaggi non archiviati. Sono i materiali che “sai dove sono” ma ci metti dieci minuti a trovare. È la pianificazione settimanale che esiste solo in testa, e che salta al primo imprevisto. È il registro digitale che usi a metà, perché non hai mai avuto il tempo di capire come usarlo davvero.

Queste cose non sono dettagli. Insieme, prosciugano energie che potresti usare per insegnare meglio e per stare meglio.

Organizzarsi non significa diventare rigidi

Qui voglio sfatare un malinteso che sento spesso: l’idea che organizzarsi significhi diventare un robot, seguire schemi fissi, non avere flessibilità.

È esattamente il contrario.

Un buon sistema organizzativo personale è quello che regge gli imprevisti, non quello che li ignora. È quello che ti permette di trovare quel documento in 30 secondi anche il giorno in cui tutto va storto. È quello che ti dà un filo da seguire quando la settimana esplode, non una prigione da cui non puoi uscire.

E soprattutto: è tuo. Non esiste un metodo uguale per tutti. Esiste un metodo che funziona per come lavori tu, per la tua scuola, per il tuo tipo di memoria, per i tuoi strumenti.

Fine anno: il momento giusto per guardarsi indietro (e poi cambiare qualcosa)

Giugno non è solo il momento di chiudere. È anche – se ci fai caso – il momento in cui vedi più chiaramente cosa non ha funzionato.

Prova a farti queste domande:

  • C’è qualcosa che hai fatto tutte le settimane e che ti ha sempre fatto perdere tempo?
  • C’è uno strumento (digitale o cartaceo) che usi a metà, e che ti crea più confusione che aiuto?
  • Ci sono email o comunicazioni a cui rispondi sempre in ritardo, non per pigrizia ma perché non hai un sistema?
  • Arrivi a venerdì con la sensazione di aver lavorato tanto senza riuscire a capire cosa hai fatto?

Non sono domande per sentirti in colpa. Sono domande per capire da dove iniziare, perché un metodo si costruisce partendo dai punti di attrito reali, non da quelli teorici.

Un passo concreto, prima dell’estate

Se qualcosa di quello che hai letto ti ha fatto pensare “sì, è proprio così”, c’è qualcosa che puoi fare già adesso, prima che l’estate cancelli tutto.

Io e tre colleghe – Elena Gremese, Francesca Stracuzzi e Rita Spadoni – abbiamo costruito un percorso pensato esattamente per questo: “In classe con metodo”, un workshop in autoapprendimento dedicato ai docenti che vogliono migliorare la gestione del tempo, dello spazio e del digitale nel loro lavoro quotidiano.

Non è un corso sulla didattica. È un corso su come lavori tu, su come organizzare i tuoi materiali, le tue email, la tua settimana, in modo che il tuo metodo personale regga anche nei momenti di maggiore carico.

5 ore, in autoapprendimento, con strumenti pratici e materiali scaricabili. Accreditato sulla piattaforma ministeriale Sofia (ID 104649), quindi valido per la formazione docenti.

→ Scopri il corso su Scuola Oltre

L’estate è il momento giusto per farlo: senza fretta, con la testa un po’ più libera. E arrivare a settembre con qualcosa di diverso rispetto a prima.

Perché l’organizzazione non è un talento. È una competenza. E si impara.