As time goes by,  Life Travel Soul

Effetto Zeigarnik

Nell’ultimo articolo ti ho parlato della matrice di Eisenhower e ti ho invitata ad utilizzarla per analizzare la tua giornata tipo e capire come si distribuiscono le tue attività quotidiane all’interno dei quattro quadranti.

La cosa interessante, e che mi ha dato l’ispirazione per questo post, è che un’amica mi ha fatto notare che il suo quadrante dello spreco (quello delle attività non urgenti e non importanti) era pieno zeppo di pensieri circolari.

Ma non si è limitata a questo e mi ha anche chiesto un parere:

Dipende dalla mia psiche (e quindi devo ‘lavorare’ su questo) o c’è dell’altro che posso fare?

Capirai che a questo punto non potevo pubblicare il post (già pronto…) che avevo pianificato, la domanda era stata posta e dovevo dare una risposta: il cerchio aperto doveva essere chiuso.

Ma facciamo un po’ di ordine, e soprattutto cerchiamo di capire cosa c’entra tutto questo con l’Effetto Zeigarnik.

Partiamo dall’assunto che i pensieri circolari, cioè quei pensieri che non riesci a scacciare dalla mente, costituiscono uno spreco di tempo e soprattutto di energia che potresti invece utilizzare per attività importanti e utili.

Continuiamo poi col dire che sì, i pensieri circolari possono essere anche considerati dei cerchi aperti, almeno nella misura in cui tali pensieri possono essere ricondotti ad azioni che non hai ancora portato a termine.

Ebbene, l’Effetto Zeigarnik è proprio quel fenomeno psicologico per cui la nostra mente tende a ricordare molto meglio (anche troppo certe volte…) le attività non ancora portate a termine rispetto ai compiti già conclusi, dei quali addirittura può arrivare a dimenticare quasi tutto.

Prima di continuare però, voglio fare una breve digressione sull’origine di questo nome (perchè tanto so che l’andresti a cercare).

Bluma Zeigarnik è la psicologa e psichiatra lituana che, nel 1927, teorizzò questo fenomeno, a partire dall’osservazione, del tutto casuale, di alcuni camerieri al lavoro, i quali sembravano ricordare benissimo le comande ancora aperte, ma dimenticavano completamente gli ordini già completati.

Bluma si chiese il perchè e da buona scienziata fece un esperimento per verificare le sue intuizioni. Sottopose un gruppo di adulti e bambini ad una serie di giochi mentali, esercizi e attività manuali, interrompendone ogni tanto l’esecuzione.

Osservò che i soggetti tendevano a ricordare molto meglio gli esercizi rimasti incompiuti piuttosto che quelli completati (e osservò anche che questo accadeva molto più frequentemente tra i bambini!).

Insomma, le attività in sospeso, i ‘cerchi aperti’ sembrano generare una particolare energia mentale, che aiuta in qualche modo a fissarne il ricordo.

Questa ‘tensione psichica‘ può essere più o meno piacevole.

Una cosa è infatti l'”ansia” che ti prende quando vuoi vedere il prossimo episodio della tua serie preferita (la tecnica del cliffhanger, ovvero l’inserimento di una ‘sospensione’ nella storia che crea suspance e voglia di vedere come va a finire, sfrutta appunto l’effetto Zeigarnik).

Un’altra è il pensiero ricorrente di tutto quello che non hai completato, o, come credo fosse nel caso della mia amica, non hai ancora indirizzato.

Torniamo quindi alla domanda iniziale: che cosa puoi fare per gestire i pensieri ricorrenti e, più in generale, i cerchi aperti senza che questi generino un insostenibile livello di stress?

Posto che nulla ti vieta di ‘lavorare’ su te stessa, quello che puoi fare immediatamente e con relativa facilità è adottare una specifica strategia organizzativa: l’utilizzo delle liste.

Per gestire i cerchi aperti che affaticano e occupano la tua mente, è bene, almeno, indirizzare le questioni aperte che ti frullano in testa. Come?

  1. Trasforma il pensiero circolare in una o più azioni che puoi compiere, razionalizza e dai concretezza al pensiero: ad esempio, se continui a pensare che non hai lo spid e la cosa ti stressa e ti preoccupa, trasforma questo pensiero in una serie di attività concrete utili per risolvere il problema; cerca di individuare tante piccole micro attività anzichè una sola macro azione; ti accorgerai che, in molti casi, la montagna ha partorito un topolino. E ricorda che anche stabilire con te stessa che ti servono altre informazioni o altro tempo per decidere che cosa fare è un modo di dare concretezza ad un pensiero circolare.
  2. Se il cerchio aperto non è un pensiero, ma un’attività, a maggior ragione segui il consiglio che ti ho dato al punto precedente: frammenta l’attività in tanti piccoli step. Ti aiuterà a visualizzare il cammino che ti separa dal completamento dell’attività come un insiem di piccoli passi anziché come una scalata alla vetta più alta, rendendo più facile la realizzazione e diminuendo l’ansia.
  3. Sposta queste azioni su un ‘supporto’ esterno alla tua mente: utilizza una lista, analogica o digitale che sia, e abituati a non tenere nella mente pensieri e azioni da compiere; scrivere non è fare, ma ti assicuro che farà la differenza.

La tua mente sarà più libera e più produttiva, e il tuo affaticamento mentale, causato dal cervello che ti ripropone a ciclo continuo tutto ciò che devi ancora completare, diminuirà notevolmente.